Visualizzazione post con etichetta Partite leggendarie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Partite leggendarie. Mostra tutti i post

lunedì 19 dicembre 2022

XCIII. LA NUOVA SFIDA DEL SECOLO?


ARGENTINA - FRANCIA 3 - 3 D.T.S. 4-2 D.C.R.


La finale tra Argentina e Francia del mondiale 2022 è stata definita la nuova partita del secolo, paragonabile alla mitica Italia – Germania Ovest 4 -3 del 1970. Già l’hanno eletta la migliore finale in assoluto e la più spettacolare di sempre; io ci andrei cauto: le prime finali dei mondiali furono altresì spettacolari, ma si è persa memoria perché nessuno tra i viventi odierni le ha vissute e perché sono conservati pochi filmati. Prima di questa sfida, che ha avuto protagoniste Argentina e Francia, i francesi sembravano leggermente superiore agli argentini: avevano perso solamente l’ininfluente sfida con la Tunisia, non mostrando grandi problemi contro Australia, Danimarca, Polonia e Marocco; soltanto contro l’Inghilterra nei quarti di finale avevano un pochino faticato. L’Argentina aveva iniziato il mondiale in salita, perdendo contro l’Arabia Saudita, prima di riscattarsi contro Messico, Polonia, Australia, rischiando contro l’Olanda ai quarti e affermandosi nettamente in semifinale contro i croati. La difesa francese, a differenza di quella argentina, non aveva mostrato grandi lacune prima della finale. Invece per circa 80 minuti nella finalissima i pronostici sono stati ribaltati: l’Argentina stava pressando e dominando ed aveva due reti di vantaggio, con un rigore di Messi e la rete del devastante Di Maria in contropiede; la Francia fino ad allora non si era mai vista e l’allenatore è stato costretto a far uscire anzitempo Giroud e Dembèlé che aveva causato il rigore. Queste e altre sostituzioni francesi si sono rilevate determinanti per rimettere in equilibrio la contesa. La svolta per la Francia è arrivata con la sostituzione di Di Maria, forse perché non aveva i 90 minuti nelle gambe: quando la pressione argentina si è spenta, per attendere il 90°, nel giro di pochi minuti è arrivato il pareggio francese con una doppietta (una delle reti su rigore) del risvegliato Mbappé. L’Argentina sembrava a terra, destinata a soccombere, si è ripresa sfiorando il gol vittoria nel recupero con Messi. Ai tempi supplementari, dopo vari capovolgimenti di fronte, è arrivata la rete del solito Messi, poi il pareggio, di nuovo di Mbappé su un ennesimo rigore. Prima del fischio finale Kolo Muoni aveva tra i piedi il pallone della vittoria per i francesi, ma il portiere argentino ha compiuto un miracolo, respingendo di piede, e sul capovolgimento di fronte è stata l’Argentina a sfiorare la vittoria. Per la terza volta nella storia una finale del mondiale è stata decisa ai calci di rigore. La Francia ha iniziato la serie di rigori per prima grazie a Mbappé, che ha realizzato il suo terzo rigore della partita, ma il tiro di Kingsley Coman è stato neutralizzato dal portiere argentino, il rigore di Aurélien Tchouaméni è finito fuori dallo specchio della porta, mentre quello di Kolo Muani è andato a segno. Hanno segnato invece tutti i quattro argentini, ovvero Messi, Paulo Dybala, Leandro Paredes e il decisivo Montiel, e ciò ha permesso all'Albiceleste di tornare campione del mondo a 36 anni dall’ultima affermazione, terza complessiva nella storia.




 

Lusail (Stadio Iconico) 18 dicembre ore 18:00

ARGENTINA – FRANCIA 3-3 d.t.s. (2-0, 0-2, 0-0, 1-1) 4-2 d.c.r.

 

ARGENTINA:

Martinez, Molina, Romero, Otamendi, Tagliafico, De Paul, Fernandez, Mac Allister, Messi (c), Alvarez, Di Maria.

FRANCIA:

Lloris, Koundé, Varane, Upamecano, T. Hernàndez, Tchouaméni, Rabiot, Dembélé, Griezmann, Mbappé, Giroud.

 

Sostituzioni

Argentina: 64’ Acuňa per Di Maria, 91’ Molina per Montiel, 102’ L. Martinez per Alvarez e L. Paredes per De Paul, 116’ Pezzella per Mac Allister, 120+1’ Dybala per Tagliafico.

Francia: 41’ Kolo Muani per Dembélé e Thuram per Giroud, 71’ Coman per Griezmann e Camavinga per T. Hernandez, 96’ Fofana per Rabiot, 113’ Konaté per Varane, 120+1’ Disasi per Koundé.

Reti: 23’ rig e 108 Messi (A), 36’ Di Maria (A), 80’ rig, 81’ e 118’ rig Mbappé

Sequenza dei rigori: Mbappé realizzato, Messi realizzato, Coman parato, Dybala realizzato, Tchouaméni fuori, Paredes realizzato, Kolo Muani realizzato, Montiel realizzato.

Arbitro: Szymon Marciniak (Polonia)

Spettatori: 88 966



VEDI IL TABBELLINO COMPLETO DEL MONDIALE

sabato 19 luglio 2014

LXXVI. LA PIÙ GRANDE DISFATTA BRASILIANA DELLA STORIA

BRASILE – GERMANIA 1 – 7


L’1 a 7 subito dal Brasile in casa propria per umiliazione calcistica ha superato tutte le clamorose sconfitte subite dai carioca in tutta la loro storia: perfino il cosiddetto “Maracanazo” del 1950 (Brasile – Uruguay 1-2 e perdita della Coppa del Mondo in casa). Quella partita è rimasta alla storia come “Maracanazo” (storpiamento del nome "Maracanà", ovvero lo stadio di Rio de Janeiro), qualcuno prendendo spunto da quel termine ha coniato l’idioma “Minerazo”: infatti la partita si giocata nello “Stadio Minerao” di Belo Horizonte. Anche se il Brasile prima della semifinale con la Germania aveva sofferto e rischiato l’eliminazione, secondo la prassi e la logica avrebbe dovuto superare facilmente l’ostacolo tedesco e la successiva avversaria della finalissima, per così alzare al cielo, davanti ad una nazione intera, la sua sesta Coppa del Mondo vinta. La Germania aveva anch’essa sofferto contro delle avversarie africane, mentre si era dimostrata una macina contro le europee. Per compattezza ed organizzazione di gioco i tedeschi sino a quel momento avevano dimostrato di avere qualcosa in più del Brasile; ma chi mai avrebbe immaginato un risultato così clamoroso, in positivo e in negativo, per entrambe le squadre? Il Brasile è partito subito all’attacco, non rendendosi conto della propria debolezza e dei propri limiti e durante l’esecuzione dell’inno nazionale i giocatori hanno esposto la maglietta del loro fuoriclasse Neymar, infortunatosi nella partita precedente. Un altro assente eccellente per i verde – oro è stato lo squalificato Thiago Silva. La Germania è passata in vantaggio al primo affondo su azione di calcio d’angolo con  muller, subito dopo ha raddoppiato con Klose, il quale ha strappato il primato per le reti segnate in tutte le edizioni dei mondiali proprio al brasiliano Ronaldo. “Che sarà una rete incassata?” – hanno pensato i brasiliani –  “Tanto riusciremo a ribaltare il risultato!” Non è stato così perché ad ogni azione d’attacco tedesca la palla  finiva in fondo al sacco. Risultato del primo tempo: 0-5! I tifosi brasiliani sono scoppiati in lacrime e si sono disperati, mentre quelli tedeschi si chiedevano se avessero raggiunto la doppia cifra a fine partita. Non l’hanno raggiunta perché gli atleti germanici hanno deciso di fermarsi per non umiliare maggiormente il Brasile, il quale avrebbe potuto addirittura incassare una ventina di gol. Troppo scarsi i brasiliani o troppo forti i tedeschi? Troppo scarsi i padroni di casa, pure gli assenti non avrebbero raddrizzato la situazione; la Germania nelle altre partite, ad eccezione di quella del debutto,  non si era dimostrata quel rullo compressore stritola tutti. La partita di Belo Horizonte dell’8 luglio 2014 ha distrutto per sempre il mito del Brasile padrone del calcio mondiale e, dopo un periodo di declino, ha rinvigorito la Germania, riportandola ai fasti di un tempo. Così una nuova era calcistica è iniziata.

Belo Horizonte (Stadio Minerao)
Martedì 8 luglio 2014 ore 17:00
XI Coppa del Mondo della Fifa (semifinale)
Brasile-Germania 1 – 7 (0 – 5)
Reti: 11’ Muller (G), 23’ Klose (G), 24’ Kroos (G), 26’ Kroos (G), 29’ Khedira (G); 69’ Schurrle (G), 79’ Schurrle (G), 90’ Oscar (B).
Brasile (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Dante, David Luiz (cap.), Marcelo; Fernandinho [46’ Paulinho]; Luiz Gustavo; Bernard, Oscar, Hulk [46’ Ramires]; Fred [71’ Willian].
A disp.: Jefferson, Victor, Dani Alves, Henrique, Maxwell, Hernanes, Jo. All.: Scolari.
Germania (4-2-3-1): Neuer; Howedes, Boateng, Hummels [46’ Mertesacker], Lahm (cap.); Khedira [75’ Draxler], Schweinsteiger; Muller, Kroos, Ozil; Klose [58’ Schurrle]. A disp.:  Weidenfeller, Zieler, Durm, Grosskreutz, Ginter, Gotze, Kramer, Podolski, Mustafi. All.: Low.

Arbitro: Marco Rodriguez (Messico).
Spettatori: 58.141

mercoledì 14 luglio 2010

LXV. LA NOSTRA PRIMA VOLTA


OLANDA - SPAGNA 0-1



La finale del mondiale Sudafrica 2010 è stata una finale inconsueta per vari aspetti: vuoi perché o Olanda o Spagna avrebbero vinto il titolo mondiale per la prima volta e vuoi perché per la prima volta una squadra europea avrebbe trionfato fuori dal suo continente, in una sfida tutta continentale. Per l’Olanda si è trattata della 3a finale della sua storia, dopo quelle perdute negli anni ’70, per la Spagna invece è stata la prima assoluta. Comunque il 4° posto del 1950, massimo traguardo prima della finale di Sudafrica 2006 della Spagna in un mondiale, indipendentemente dal risultato della gara sarebbe stato superato. La partita è stata tesa e nervosa, le 2 squadre sentivano l’importanza dell’altissima posta in palio, soprattutto nel 1° tempo quando ben 4 giocatori dell’Olanda sono stati ammoniti per falli cattivi, qualcuno di essi è stato anche graziato dall’espulsione. Nella prima frazione di gioco la Spagna ha tenuto il pallino del gioco: al 5’ Segio Ramos si è fatto parare un invitante tiro dal portiere olandese, il quale ha compiuto più di un miracolo durante la gara. Al 36’ Iniesta ha avuto l’occasione per segnare ma Snijder, improvvisato difensore, ha sventrato la favorevole opportunità. Nel secondo tempo la Spagna ha continuato a detenere il possesso palla, ma l’Olanda ha avuto 2 grossissime occasioni per segnare, entrambe sono state sciupate da Robben: da solo, a tu per tu con il portiere, nella prima occasione ha calciato sui piedi di Casillas, nella seconda occasione ha subito un piccolo fallo, ma da ultimo uomo, senza che l’arbitro intervenisse. Le squadre sono così andate ai tempi supplementari, i 2 attesi protagonisti Sneijder per l’Olanda e Villa per la Spagna, smaniosi di vincere la classifica cannonieri, non si sono visti per niente. Ci sono state sostituzioni tattiche nelle 2 squadre, quelle spagnole si sono rivelate azzeccate. Nei tempi supplementari la Spagna ha spinto un po’ di più, la difesa olandese è stata abile a sventrare le occasioni, al 109’ è stato espulso Hetinga dell’Olanda per doppia ammonizione. Le ammonizioni sono state complessivamente 8 per l’Olanda, compresa la doppia ammonizione che ha causato l’espulsione, e 5 per la Spagna: un po’ troppe! Al 115’ Sneijder ha battuto una punizione dalla lunga distanza, il pallone è stato deviato dalla barriera, forse anche dal portiere spagnolo, ma l’arbitro non se ne è accorto. Nella successiva azione, grazie ad uno sbaglio difensivo dell’Olanda, Iniesta è andato a segno per l’1-0 spagnolo. La partita è finita lì: Spagna campione del mondo per la prima volta ed Olanda ancora seconda. Durante il mondiale l’Olanda si era dimostrata più forte, la Spagna meno, dagli ottavi di finale in poi aveva ricevuto degli aiuti arbitrali; nella sfida finale è stato tutto l’opposto, ma se l’Olanda avesse sfruttato le occasioni con Robben……. Ma anche le occasioni fallite e i torti arbitrali fanno parte del calcio; sportivamente gli olandesi si sono congratulati con gli spagnoli, dopo che il capitano Casillas aveva ricevuto la Coppa del Mondo da Blatter e dal Presidente Sudafricano e l'aveva passata uno ad uno a tutti i giocatori spagnoli festanti. La nazionale della Spagna è costituita in gran parte dai giocatori del Barcellona e da qualcuno del Real Madrid: squadre che riescono a puntare sui loro vivai e a lanciare i giovani. La popolazione boera sudafricana non ha potuto assistere al trionfo della nazione loro antica madrepatria, mentre il popolo spagnolo ha gioito per la vittoria, potendo dimenticare tutti i mali oscuri del paese e dell’impopolare governo. La finale di Sudafrica 2010 è stata anche una sfida del calcio europeo che mantiene le identità nazionali e vince, smentendo i falsi profeti che affermano che per vincere bisogna shierare delle nazionali multietniche. La multi etnicità della Spagna è costituita dai castigliani, dai catalani, dai baschi, etnie differenti che si fondono; allo stesso modo come avviene in Italia con l'unione dei giocatori del nord, del sud e delle isole. Se una squadra è forte vince, se è fiacca perde: sia se schiera nazionali tradizionali e sia se schiera nazionali multietniche, vedi l’Italia del 2006 e vedi la Spagna e la Francia di quest’anno.




Il polpo Paul (ma anche Paolo, perché pescato in Italia) predice la vittoria della Spagna sull'Olanda



Johannesburg (Stadio Soccer City) 11 luglio ore 20.30

X COPPA DEL MONDO DELLA FIFA (FINALE)
OLANDA – SPAGNA 0 – 1 d.t.s. (0 – 0, 0 – 0, 0 – 0, 0 – 1)
OLANDA: Stekelenburg,  Van der Wiel, Heitinga, Mathijsen, Van Bronckhorst (c), Van Bommel, De Jong, Kuyt, Sneijder, Robben, Van Persie – Allenatore: Van Marwijk.
SPAGNA: Casillas (c), Sergio Ramos, Piquè, Puyol, Capdevila, Busquets, Iniesta, Xavi, Xabi Alonso, Pedro, Villa – Allenatore: Del Bosque.
Sostituzioni
Olanda: Elia per Kuyt al 71', Van der Vaart per De Jong al 99', Braafheid per Van Bronckhorst al 105'.
Spagna: Navas per Pedro al 60', Fabregas per Xabi Alonso all’87', Torres per Villa al 106'.
Rete: Iniesta al 116'.
Arbitro: Howard Webb (Inghilterra).
Spettatori: 84.490.
Note: espulso Heitinga (Olanda) al 109'.

lunedì 3 maggio 2010

LVII. UNA SFIDA INEDITA TRA TITANI

GERMANIA - BRASILE 0-2


Il campionato mondiale Corea/Giappone 2002 è stato il mondiale delle sorprese, compresa la finalissima.  Sembrerà strano ma Brasile e Germania, le nazionali più vincenti del torneo e che vi avevano partecipato più volte di tutte, non si erano mai incontrate nel mondiale prima di quel 30 giugno 2002, rispettivamente negli 87 e negli 85 incontri sino ad allora disputati. Dunque la sfida fu una classicissima del mondiale mai giocata. La nazionale tedesca, che nessuno considerava alla vigilia, aveva conquistato la sua 7.ma finale della storia, anche il Brasile, ma quest’ultimo era in vantaggio di un titolo mondiale sui tedeschi: 4 a 3. La Germania giocò meglio, ma prevalse il Brasile grazie ai singoli colpi dei suoi assi.  La squadra tedesca controllò il pallino del gioco ma le occasioni le creò il Brasile nel primo tempo: Ronaldo, Ronaldiho e Kleberson misero seriamente in difficoltà la retroguardia tedesca, chiamarono il portiere Kahn a compiere miracoli e una volta fu salvato dalla traversa.  Ad inizio ripresa Marcos deviò sul palo una punizione del tedesco Neuville. Il Brasile passò in vantaggio al 68’ con Ronaldo: rubò un pallone, passò a Rivaldo che tirò, Kahn non trattenne, Ronaldo recuperò la palla e insaccò. Al 79’ lo stesso brasiliano chiuse la partita con un bolide da dentro area, grazie ad un velo del solito Rivaldo. L’arbitro Collina arbitrò ottimamente e Blatter (Presidente Fifa) gli fece i complimenti a fine gara. I brasiliani impazzirono di gioia: erano campioni del mondo per la 5° volta, nessuno sino a quel momento aveva fatto meglio di loro. Una squadra “europea”, che vinse con la corsa, la distruzione del gioco avversario e la classe dei campioni. Fu la solita Germania: sempre presente con enorme dignità agli appuntamenti che contano.


Yokohama (Stadio Internazionale)
Domenica 30 giugno ore 20:00
IX COPPA DEL MONDO DELLA FIFA (FINALE)
GERMANIA - BRASILE 0 – 2 (0 – 0)

GERMANIA:
Kahn (c), Frings, Linke, Ramelow, Metzelder, Schneider, Jeremies, Hamann, Bode, Neuville, Klose – Allenatore: Voeller.
BRASILE:
Marcos, Lucio, Roque Junior, Edmilson, Cafu (c), Kleberson, Gilberto Silva, Roberto Carlos, Ronaldinho, Ronaldo, Rivaldo – Allenatore: Scolari.

Sostituzioni:
Germania: Bierhoff per Klose al 74', Asamoah per Jeremies al 77', Ziege per Bode all’84'.
Brasile: Juninho per Ronaldinho all’85', Demilson per Ronaldo al 90'.
Arbitro: Collina (Italia).
Reti: 67' e 79' Ronaldo.
Spettatori: 69.029.




mercoledì 14 aprile 2010

LII. STREGONERIA AFRICANA

ARGENTINA - CAMERUN 0-1

Grandissima sorpresa ci fu all’esordio di Italia 90: solitamente le partite inaugurali dei mondiali riservano sempre colpi di scena ma mai come ad Italia 90. Il Camerun al secondo mondiale, a 8 anni di distanza da Spagna 82, si impose sui campionissimi argentini in carica, che erano senza molte idee ed impacciati. La rete fu di un certo Oman-Biyik che segnò di testa grazie ad una papera del portiere argentino Pumpido, ma già in precedenza gli africani avevano avute delle occasioni per portarsi in vantaggio. Al momento del vantaggio il Camerun giocava in 10 perché un giocatore era stato espulso per un fallo cattivo da dietro, successivamente rimase in 9 per un’altra espulsione, causata da una doppia ammonizione. La squadra argentina non c’era proprio, infatti neanche in 11 contro 9 riuscì a raddrizzare la situazione. In quel mondiale la squadra africana suscitò simpatia in Italia; la nazionale italiana la nazionale camerunense l’aveva già incontrata 8 anni prima in Spagna e la sfida terminò in pareggio, solo la differenza reti salvò gli italiani dall’eliminazione: infatti le 2 squadre erano a parità di punteggio nel girone. Di quella squadra i reduci dell’82 erano il portiere N’Kono, il capitano Kunde e il trentottenne Roger Milla. Quest’ultimo era la stella della squadra che al mondiale mise a segno 4 reti: una delle quali clamorosa, negli ottavi di finale contro la Colombia, rubando palla al portiere colombiano Higuita, che amava avventurarsi con la palla in mezzo al campo come un qualunque giocatore. Ad Usa 94 Milla 42enne divenne il più anziano giocatore a segnare in una partita mondiale, ma la sua nazionale non ebbe molta fortuna. Nel Campionato del Mondo italiano i leoni indomabili, come erano stati simpaticamente denominati, arrivarono ai quarti di finale e uscirono contro l’Inghilterra ai tempi supplementari, in una partita dove avrebbero meritato qualcosa in più. Nei mondiali successivi i posti a disposizione per le nazionali africane aumentarono sempre più, perché ormai non erano considerate più squadre materasso e sempre più numerosi furono i loro giocatori che giocarono nelle squadre europee di società: il merito di tutto ciò fu del Camerun nel mondiale di Italia 90. 

CAMERUN – ARGENTINA 1 – 0 (0 – 0)
Milano (Stadio Giuseppe Meazza)
Venerdì 8 giugno 1990 ore 18:00
V Coppa del Mondo della Fifa, 1° Turno, I Partita
Rete: 65’ Oman-Biyik.
CAMERUN: N’Kono, Tataw (cap.), Ebwelle, M’Bouh, Massing, N’Dip, Makanaky, [82’ Milla], Kunde, Kana-Biyik, Oman-Biyik, M’Fede [66’ Libih] – Commissario tecnico : Nepomniacij.
ARGENTINA: Pumpido, Ruggeri, [46’ Caniggia], Sensini [69’ Calderon], Lorenzo, Fabbri, Simon Basualdo, Batista, Burruchaga, Maradona (cap.), Balbo – Commissario tecnico: Bilardo.
Arbitro: Michel Vautrot (Francia)
Spettatori: 73.780
Note: espulsi Kana-Biyik al 61’, Massing all’89’.

domenica 28 marzo 2010

XLIX. LA MANO DE DIOS


ARGENTINA - INGHILTERRA 2-1


La sfida tra Argentina e Inghilterra al mondiale di Messico 86 è passata alla storia per Maradona: il quale si rese protagonista assoluto realizzando 2 reti che furono le più grandi della storia, la prima per un motivo, la seconda per un altro. Il cima di quella partita era incandescente perché tra le 2 nazioni c’era tensione, visto che si erano fronteggiate in guerra qualche anno prima per via delle Isole Falkland (Malvinas in spagnolo), di proprietà inglese ma rivendicate dall’Argentina: la dittatura militare argentina provò con un’operazione militare ad occuparle senza successo. Il primo tempo di quella sfida terminò a reti inviolate, ad inizio ripresa Maradona, lasciato solo, si infilò nella’area inglese, dopo un rimpallo provò a colpire di testa il pallone, ma non arrivandoci allungò la mano, con la quale depositò la palla in rete, a sorpresa né arbitro, né guardalinee si accorsero dell’accaduto e convalidarono la marcatura tra le feroci proteste avversarie. Passati 5 minuti lo stesso giocatore partì da centrocampo, scartò come birilli, uno ad uno tutti i giocatori inglesi, entrato in area di rigore scartò anche il portiere e depositò in rete. La più grande truffa e la più grande realizzazione, il più grande gesto atletico di tutta la storia calcistica! Mentre Maradona correva verso la porta per realizzare la seconda marcatura gli venne in mente un episodio di alcuni anni prima: nel 1979 giocò un amichevole, sempre con la maglia argentina, a Wembley contro l'Inghilterra, anche in quell'occasione fece tutto da solo, scartando alcuni inglesi si trovò a tu per tu con il portiere, ma quella volta non lo dribblò, tirò prima e la palla uscì fuori di un nulla. Tornato a casa un suo fratello minore gli disse perché non aveva dribblato il portiere, così in quel quarto di finale a Messico 86 gli vennero in mente le parole di suo fratello mentre si accingeva a relizzare la seconda marcatura, seguì il consiglio e andò a segno. La gioia degli argentini fu inverosimile a fine gara: erano riusciti a vendicare i loro caduti nella guerra, lo stesso Maradona ammise che forse aveva sbagliato il proprio governo nella guerra, ma molti argentini erano caduti per mano inglese: lui perciò era molto felice per la vittoria, per la sua grandissima rete e soprattutto per la grande scorrettezza. Tornato negli spogliatoi intonò dei canti con i compagni ed orgoglioso alzò la sua mano vittoriosa, “la mano de Dios”, che in futuro ispirerà canzoni e rappresentazioni cinematografiche.

Città del Messico, Stadio Azteca, 22 giugno 1986 ore 12:00
IV Coppa del Mondo della Fifa quarti di finale
ARGENTINA - INGHILTERRA 2-1 (0-0)
Reti: Maradona al 51' e al 56', Lineker all’81'.
ARGENTINA: Pumpido - Cuciuffo, Brown, Ruggeri, Olarticoechea - Batista, Giusti, Burruchaga (76’ Tapia), Enrique - Valdano, Maradona (c) – C.T: Bilardo.
INGHILTERRA: Shilton (c) - G.M.Stevens, Butcher, Fenwick, Sansom - Hoddle, Steven (76’ Barnes), Reid (66’ Waddle), Hodge - Lineker, Beardsley – C.T.: Robson.
Arbitro: Bennaceur (Tunisia).
Spettatori: 114.580.





venerdì 12 marzo 2010

XLV. UNA SFIDA STRAGERMANICA


GERMANIA EST - GERMANIA OVEST 1-0

L’unica sfida tra le nazionali di Germania Ovest e Germania Est, nel periodo in cui la Germania era divisa, si giocò guarda caso proprio in occasione del mondiale tedesco del 1974: quella fu anche la sola volta che la Germania Est o Ddr riuscì a qualificarsi per un mondiale. La Germania Est eccelleva nelle altre discipline sportive, soprattutto in quelle dei giochi olimpici, nel calcio non era forte quanto l’altra Germania, ma alle olimpiadi del 1976 a Montreal la Ddr conquisterà l’oro anche nel pallone. Quel 22 giugno 1974 ad Amburgo scendevano in campo, non solo 2 nazionali sorelle ma allo stesso tempo nemiche, ma anche 2 concezioni di vita e 2 sistemi politici diversi, nazioni che erano divise da un muro nella città di Berlino e divise dalla “striscia della morte” al confine tra i 2 stati. Se la guerra fredda non fosse stata più tale quei 2 paesi erano consapevoli di trovarsi in prima linea nel caso di un conflitto Usa/Urss e lo sapevano anche i giocatori in campo. Le 2 squadre erano entrambe qualificate per il turno successivo, sulla carta la Germania Ovest era molto più forte, ma l’emotività di quella partita sconvolse tutti i pronostici. La Germania Ovest premeva ma il punto decisivo lo trovò la Germania Est con Sparwasser, stella della nazionale e del Magdeburgo, al 78’, la Germania Ovest provò a pareggiare senza successo. A fine partita i giocatori dell’Est si abbandonarono a scene di gioia in stile militaresco, mentre per quelli dell’Ovest fu una grande ferita che si portarono dietro per anni, pure se vinsero quel mondiale vincendo tutte le altre partite. Beckembauer, implorando i tifosi, chiese scusa ma la ferita si rimarginerà solo col tempo. Oppure fu tutta una scena per evitare ai padroni di casa di quel mondiale di approdare in un girone di semifinale di ferro con Brasile ed Olanda? Le 2 Germanie non si incontrarono più: avrebbero dovuto incontrarsi in occasione delle qualificazioni europee del 1992, infatti erano inserite nello stesso girone, ma la riunificazione tedesca tra i 2 stati nell’ottobre 1990 lo impedì.

Amburgo (Volksparkstadion)
Sabato 22 giugno 1974 ore 19:30
I Coppa del Mondo della Fifa, I Turno, III gara
GERMANIA EST – GERMANIA OVEST 1-0 (0-0)
Rete: 78’ Sparwasser
GERMANIA EST: Croy, Bransch, (c), Kische, Weise, Wätzlich, Lauck, Irmscer (65’ Hamann), Kurbjuweit, Sparwasser, Kreische, Hoffman – Commissario Tecnico: Buschner.
GERMANIA OVEST: Maier, Vogts, Breitner, Beckembauer (c), Schwarzenbeck (68’ Höttges), Hoeness, Cullman, Overath (69’ Netzer), Grabowski, Müller, Flohe – Commissario Tecnico: Schön.
Arbitro: Ramon Berreto Ruiz (Uruguay)
Spettatori: 60.200 circa


venerdì 12 febbraio 2010

XXXVII. LA SORPRESA DI BERNA

GERMANIA OVEST - UNGHERIA 3-2

L’Ungheria era la grande squadra favorita alla vittoria del titolo mondiale nel 1954, invece a sorpresa s’impose l’esordiente nazionale della nuova Germania Ovest. L’imbattibilità degli ungheresi, campioni olimpici nel 1952, durava da 4 anni e da 31 partite (tra queste c'erano 27 vittorie), s’imposero perfino a Wembley contro l’Inghilterra: nessuna squadra prima di allora era riuscita in quell’impresa. Nelle prime partite del mondiale i magiari rifilarono a chiunque goleade, anche alla stessa Germania Ovest nel primo turno (8-3), ma l’astuto allenatore dei tedeschi Herberger fece giocare le riserve perché era consapevole della sconfitta. Gli ungheresi così in finale si ritrovarono dinanzi giocatori che non conoscevano: i primi 10 minuti sembravano confermare i pronostici e i magiari si portarono sul 2-0, la Germania occidentale non si diede per vinta e nei succesivi 10 minuti recuperò il doppio svantaggio. Nel finale le condizioni atletiche più fresche dei tedeschi consentirono loro addirittura di trovare la rete vittoria con Rahn. Il capitano tedesco Fritz Walter ricevette la coppa da Jules Rimet, che morirà 2 anni dopo. Per trovare la giustificazione di tale impresa si parlò addirittura di doping: molti atleti tedeschi i giorni seguenti finirono in ospedale, ma la notizia non trovò mai ufficialità. Lo squadrone ungherese si dissolverà nel 1956: causa la rivolta del popolo magiaro repressa nel sangue dai soldati sovietici, molti giocatori scapparono oltrecortina, tra questi c’era il grande Puskas che farà la storia del Real Madrid.

Berna (Stadio Wankdorf ), 4 luglio ore 17:00
Quinta Coppa Rimet (finale)
GERMANIA OVEST - UNGHERIA 3-2 (2-2)

GERMANIA OVEST:Turek; Posipal, Kohlmeyer; Eckel, Liebrich, Mai, Rahn, Morlock, O. Walter, F. Walter (c), Schaefer - Allenatore: Herberger.
UNGHERIA:
Grosics; Buzanszky, Lantos; Bozsik (c), Lorant, Zakarias, Czibor, Kocsis, Hidegkuti, Puskas, Toth - Allenatore: Sebes.

Reti: 6' Puskas (U), 9' Czibor (U), 11' Morlock (G),  18' e 84' Rahn (G).
Arbitro: Ling (Inghilterra).
Spettarori: 65.000 circa.





lunedì 8 febbraio 2010

XXXV. LA CATASTROFE DEL MARACANA'

BRASILE - URUGUAY 1-2

Solo tre persone sono state capaci di azzittire lo Stadio Mário Filho Maracanà di Rio de Janeiro, il tempio del calcio brasiliano: Frank Sinatra, il Papa e Alcides Edgardo Ghiggia. Lo stadio venne costruito appositamente per i mondiali del 1950, all'inizio del torneo i lavori non erano ancora terminati, può ancora oggi contenere 200.000 spettatori e nel 2014 ospiterà la finale dei nuovi mondiali brasiliani. La finale nel 1950 non c'era, c'era un girone finale all'italiana con Brasile, Uruguay, Svezia e Spagna qualificati dal turno precedente, avrebbe vinto la Coppa Rimet la prima classificata. Il Brasile in tutto il mondiale aveva vinto tutte e 5 le partite prima della partita con l'Uruguay il 16 luglio a Rio de Janeiro. Ai brasiliani sarebbe bastato un pareggio per divenire campioni del mondo ma volevano a tutti i costi stravincere sotto la spinta dei 200.000 spettatori. Al 48' i carioca passarono con Friaça e lo stadio si trasformò in una polveriera; l'Uruguay non si diede per vinto: trovò il pareggio con Schiaffino al 67' e addirittura il vantaggio con Ghiggia all'80'. Uruguay 5 punti, Brasile 4 punti: Uruguay campione del mondo! Il presidente Fifa Rimet consegnò quasi di nascosto l'omonima coppa alle "celeste" che bissava il trionfo di 20 anni prima; era una grandissima squadra che già aveva vinto diversi ori olimpici e che se non avesse boicottato le edizioni degli anni '30 e non ci fosse stata la guerra avrebbe vinto qualcosa in più. Schiaffino e Ghiggia verranno a giocare in Italia, non solo nelle squadre di società, anche in nazionale. Per il Brasile fu invece una grande catastrofe: i festeggiamenti erano pronti, i giornali avevano già scritto "Brasile Campione", dopo la partita molte persone si suicidarono e l'allenatore dovette rifugiarsi in Portogallo. Quel giorno il Brasile indossava la maglia di riserva di colore bianco, che non sara indossata mai più dai brasiliani. Quella macchia, denominata "Maracanazo" (storpiamento di "Maracanà"), ancora oggi è presente nei brasiliani, peggio dell'Italia in Italia 90, nonostante la loro nazionale sia la più titolata ai mondiali.

Rio de Janeiro Stadio Maracaná, 16 luglio1950 ore 15:00
5^ Coppa Rimet (gara decisiva del girone finale)
BRASILE - URUGUAY 1 - 2 (0 - 0)

BRASILE:
Barbosa; Augusto (c), Juvenal, Bauer, Danilo, Bigode, Friaça, Zizinho, Ademir, Jair, Chico. Allenatore: Costa.
URUGUAY:
Máspoli; M. Gonzales, Tejera, Gambetta, Varela (c), Andrade, Ghiggia, Pérez, Miguez, Schiaffino, Morán. Allenatore: Lopez.

Reti: 46' Friaça (B), 58' Schiaffino (U), 61' Ghiggia (U).
Arbitro: Reader (Inghilterra).
Spettatori: 200.000 circa.



venerdì 27 novembre 2009

XVIII. NELLA LEGGENDA

ITALIA - BRASILE 3-2

Subito dopo Italia – Germania Ovest 4-3 del 1970, in ordine di partite leggendarie della nazionale e non solo, viene Italia – Brasile 3-2 del 1982. Nessuno pensava che qualche squadra avrebbe fermato quel super Brasile di quell’anno, che stravinse 4 partite prima di sbattere contro lo scoglio Italia e naufragare: 2-1 contro l’Urss, 4-1 contro la Scozia, 4-0 contro la Nuova Zelanda e 3-1 contro l’Argentina. Giocavano in quella squadra grandissimi nomi che avevano conosciuto e conosceranno il campionato italiano, dove nel 1980 erano state riaperte le frontiere agli stranieri: Junior, Cerezo, Socrates, Falcao e Zico. Come avrebbe potuto vincere la piccola Italia, seppur riabilitata dalla vittoria sull’Argentina, contro quello squadrone? Al Brasile sarebbe bastato un pareggio per passare dal secondo turno alle semifinali, perché aveva realizzato una rete in più dell’Italia all’Argentina, ma tutti pensavano che sarebbe finita come 12 anni prima a Città del Messico, cioè con una goleada brasiliana. Gli addetti stampa italiani ci scherzarono su e scrissero un cartello: "alle ore 15:00 partirà il pulmino che accompagnerà i cronisti italiani all’allenamento del Brasile contro l’Italia". Invece successe quello che nessuno si sarebbe mai aspettato: il brocco Paolo Rossi si risvegliò improvvisamente dal letargo e mise a segno una tripletta, il Brasile cercò di stare al passo dell’Italia pareggiando 2 volte con Socrates e Falcao, sul 2-2 i brasiliani gioirono come matti perché pensavano che il peggio fosse passato ma l’astuto e furbo Rossi colpì ancora su azione di calcio d’angolo, addirittura Antognoni segnò una quarta rete che non venne convalidata per un inesistente fuorigioco e all’ultimo secondo Zoff, che aveva bloccato quasi tutto, salvò ancora una volta il risultato. Quella partita si giocò nel tardo pomeriggio e verso sera esplose la gioia indescrivibile degli increduli italiani che scesero nelle strade a far festa, in Brasile invece molta gente si suicidò o morì d’infarto e i giornalisti italiani in Spagna furono inseguiti dai loro colleghi brasiliani perché pensavano che la storia dell’Italia fiacca e scadente fosse tutta una tattica per deconcentrare la nazionale brasiliana.

BARCELLONA(Estadio Sarrià)
Lunedì 5 Luglio 1982, ore 17.15

ITALIA – BRASILE 3-2 (2-1)

3° Coppa del Mondo FIFA(2° Turno Eliminatorio, Gruppo C, 2° gara)
ITALIA: Zoff(Juventus) cap., Gentile(Juventus), Cabrini(Juventus), Oriali(Inter), Collovati(Milan), Scirea(Juventus), Conti B.(Roma), Tardelli(Juventus), Rossi P.(Juventus), Antognoni(Fiorentina), Graziani(Fiorentina). – Sostituzioni: 34’ Bergomi(Inter) per Collovati, 75’ Marini(Inter) per Tardelli. – All. Bearzot.
BRASILE: Valdir Peres, Leandro, Junior, Toninho Cerezo, Oscar, Luisinho, Socrates cap., Falcão, Serginho(69’ Paulo Isidoro), Zico, Eder. – All. Santana.

Arbitro: Klein (Israele)
 Reti: 5’ Rossi P.(I), 12’ Socrates(B), 25’ Rossi P.(I), 68’ Falcão(B), 74’ Rossi P.(I)
Spettatori: 44.000 circa.

venerdì 30 ottobre 2009

XII. LA PARTITA DEL SECOLO


ITALIA - GERMANIA OVEST 4-3



La lapide di commemorazione della partita allo Stadio Azteca di Città del Messico

 A quella partita rimasta alla storia si sono ispirati film e rappresentazioni teatrali. Quando si giocò in Italia era notte fonda e l’evento fu così mitigato, nonostante ciò tanti tifosi a fine partita scesero nelle strade a festeggiare l’accesso dell’Italia in finale di Coppa Rimet dopo 32 anni. L’Italia segnò ad inizio partita con Bonsegna: la squadra mantenne il vantaggio fino al recupero, salvandosi dai molti assalti tedeschi, quando ormai sembrava essere finita la partita e gli italiani già pregustavano la vittoria con l’accesso in finale, arrivò inaspettato il pareggio tedesco del difensore milanista Schnellinger al 92’. L’Italia con il morale sottoterra andò ai supplementari, dove i tedeschi sfruttarono il momento psicologico favorevole e si portarono in vantaggio con Muller. Per l’Italia sembrava finita, invece Burnich 4 minuti dopo si portò in avanti firmando il pareggio e alla fine del primo tempo supplementare gli azzurri si portarono addirittura in vantaggio con Riva. La squadra trovò la reazione nel momento di sconforto psichico e sembrava nuovamente fatta. A pochi minuti dal termine i tedeschi trovarono il pari su azione di calcio d’angolo: l’attaccante Rivera commise un errore prendendosi l’impegno di coprire il palo ma si spostò da esso, favorendo la traiettoria vincente del pallone deviato di testa da Muller. Si beccò i rimproveri del portiere e anche per lui, entrato ad inizio secondo tempo in sostituzione del solito Mazzola, sembrò che dovesse esserci un momento di sconforto morale ma non si scompose: corse a centrocampo ed immediatamente decise di rimediare al madornale errore. Dopo il calcio d’inizio gli azzurri corsero all’attacco, Rivera si fece passare la palla, prima con una finta disorientò il portiere avversario e poi di piatto rasoterra gli infilò la palla alle sue spalle: 4-3, la partita finì con quel punteggio e l’Italia approdò in finale! Senza i minuti di recupero non avremmo vissuto quell’emozionante partita, ma sicuramente la nazionale sarebbe arrivata più riposata alla finale. Poco male in futuro sarebbero arrivate altre occasioni per il titolo mondiale.

CITTA’ DI MESSICO (Estadio Azteca)
Mercoledì 17 Giugno 1970, ore 16
ITALIA – GERMANIA OVEST 4-3 d.t.s. (1-0, 0-1, 2-1, 1-1)
9° Coppa Rimet (Semifinali)
ITALIA: Albertosi(Cagliari), Burgnich(Inter), Facchetti(Inter) cap., Bertini M(Inter), Rosato(Milan), Cera(Cagliari), Domenghini(Cagliari), Mazzola A.(Inter), Boninsegna(Inter), De Sisti(Fiorentina), Riva(Cagliari). – Sostituzioni: 46’ Rivera(Milan) per Riva, 91’ Poletti(Torino) per Rosato. – All. Valcareggi
GERMANIA OVEST: Maier, Vogts, Patzke(65’ Held), Beckenbauer, Schnellinger, Schulz, Grabowski, Seeler(cap.), Müller G., Overath, Löhr(51’ Libuda). – All. Schön
Arbitro: Yamasaki(Perù)
Reti: 8’ Boninsegna(I), 90’ Schnellinger(G), 94’ Müller G.(G), 98’ Burgnich(I), 104’ Riva(I), 110’ Müller G.(G), 111’ Rivera(I).
Spettatori: 105.000 circa