Ad Amsterdam il 26 maggio 1928 su idea del presidente Fifa Jules Rimet fu deciso di organizzare un torneo aperto a tutte le nazioni affiliate alla Fifa. Oggi i mondiali di calcio sono l'evento sportivo più importante e prestigioso della Terra.
Miroslav Klose è
nato a Opole in Polonia il 9 giugno 1978 da una famiglia di origine tedesca che
negli anni della sua infanzia si trasferì in Germania.Crebbe calcisticamente nel Blaubach-Diedelkopf. Klose, di ruolo
attaccante, ha detenuto il primato delle reti complessive realizzate ai mondiali:
infatti dal 2002 al 2014 ha
messo a segno complessivamente 16 reti in 4 edizioni dei mondiali, è stato superato da Messi (Argentina) e Mbappé (Francia) nel 2026.Nella nazionale
tedesca detiene il primato per reti realizzate: 71 in 137 gare ufficiali; è
stato vicecampione del mondo nel 2002, vicecampione europeo nel 2008, campione
del mondo nel 2014, inoltre è arrivato due volte 3° al mondiale ed è stato
scarpa d’oro per avere vinto la classifica cannonieri nel 2006. Attaccante alto, prolifico, forte fisicamente e
molto abile nel gioco aereo, si faceva notare per il senso della posizione e la
freddezza sotto porta. Dotato di buona tecnica e notevole intelligenza tattica,
oltre ad essere un efficace realizzatore, era abile nel mandare in gol i
compagni di squadra, qualità che gli consentiva di risultare decisivo anche
senza segnare. Ha giocato in Germania nell’Homburg,
nel Kaiserslautern,
nel Werder Brema e nel Bayern
Monaco. In quelle squadre tedesche ha vinto: 2 Coppe di Lega Tedesche con il Werder
Brema ed il Bayern Monaco, 2 campionati tedeschi col Bayern Monaco, 1 Supercoppa Tedesca sempre col Bayern.
Individualmente è stato nel 2005 – 2006 capocannoniere della Bundesliga. Dal 2011 al 2016 ha giocato in Italia
nella SSLazio 1900, realizzando 63
reti in 171 gare ufficiali ed ha contribuito a vincere la Coppa Italia 2013 nella storica finale contro l’ASRoma. Detiene il primato per maggior
numero di reti realizzate da uno straniero nella Lazio. Nel 2016 ha smesso di giocare ed
ha intrapreso la carriera di allenatore, iniziando con l’aiutare il C.T. della
nazionale tedesca Joachim Löw.
Carriera di Miroslav Klose
Giovanili
1986-1997
Blaubach-Diedelkopf
Società
1997-1998
Blaubach-Diedelkopf
? (?)
1998-1999
Homburg
II
15 (10)
1998-1999
Homburg
18 (1)
1999-2001
Kaiserslautern II
50 (26)
1999-2004
Kaiserslautern
120 (44)
2004-2007
Werder Brema
89 (53)
2007-2011
Bayern Monaco
98 (24)
2011-2016
Lazio
139 (54)
Vittorie con le squadre di
società:
Coppa di Lega tedesca: 2
Werder Brema 2006, Bayern Monaco: 2007
Campionato
tedesco: 2
Bayern Monaco: 2007-2008, 2009-2010
Coppa di
Germania: 2
Bayern Monaco 2007-2008 e 2009-2010
Supercoppa di
Germania: 1
Bayern Monaco 2010
Coppa Italia:
1
Lazio 2012-2013
Vittorie individuali:
All-Star Team
del campionato mondiale
Corea del Sud-Giappone 2002
e Germania 2006
Capocannoniere della Bundesliga
2005-2006 (25 gol)
Scarpa d'oro
del campionato mondiale
Germania 2006 (5 gol)
Calciatore tedesco dell’anno
2006
In nazionale
Ha realizzato 71 reti
(primato assoluto nella nazionale tedesca) in 137 gare ufficiali ed ha vinto la Coppa del Mondo 2014.
Dulcis in fundo, al termine della mia cavalcata nel ripercorrere la storia della Coppa del mondo di Calcio, poteva mai mancare tra “i miti dei mondiali” Jules Rimet, ovvero colui che la inventò e a cui fu intitolata? Nel concludere il mio racconto torno esattamente da dove partii lo scorso 10 settembre.
BREVE BIOGRAFIA DI JULES RIMET
Jules Rimet (Theuley, 14 ottobre 1873 – Suresnes, 16 ottobre 1956) fu un dirigente sportivo francese. Fu presidente e fondatore della squadra calcistica parigina Red Star, presidente della Federazione Calcistica Francese e presidente Fifa per 33 anni. Partecipò alla Prima guerra Mondiale con l’esercito francese col grado di capitano di cavalleria, ottenendo una croce di guerra. Nel 1919 divenne presidente della Federazione Calcistica Francese (F.F.F): durante il suo mandato destò scalpore la sua proposta di far giocare nel campionato francese la squadra tedesca del Saarbruck, collocata nel libero stato, cuscinetto tra Francia e Germania, del Saar; la sua proposta fu bocciata, il Saarbruck fu accolto nella Bundesliga tedesca e nel campionato francese di Prima Divisione venne ammesso il Bordeaux, dopo aver risolto dei problemi che aveva. Nel 1921 venne nominato Presidente della Fifa, l’organo che disciplina e regola il calcio mondiale, incarico che manterrà sino al 1954, nessuno ha fatto meglio di lui. Ad Amsterdam il 26 maggio 1928 si tenne il congresso della Fifa, su idea di Jules Rimet, si decise di organizzare un torneo aperto a tutte le nazioni affiliate, tale progetto fu definitivamente approvato a Barcellona l’anno successivo. Nacque così il primo campionato del mondo di calcio, il quale si disputò in Uruguay nel 1930. Per Rimet fu un’impresa ardua convincere alcune nazionali europee di calcio a spostarsi dall’altra parte del globo: tuttavia Jugoslavia, Francia, Romania e Belgio accettarono l’invito a partecipare. Dopo il 1930 il Campionato Mondiale di calcio, di edizione in edizione, aumentava sempre più di prestigio ed importanza e sempre più nazionali chidevano di parteciparvi. Nel 1946 la Fifa in suo onore nominò la Coppa del Mondo, Coppa Jules Rimet: verrà messa in palio sino al 1970, per poi essere sostituita dalla Coppa del Mondo della Fifa. Un episodio curioso: Rimet morì nel 1956 e non conobbe mai Pelè che si aggiudicherà la “sua coppa” per 3 volte, facendola assegnare definitivamente al Brasile. Tutti gli amanti del calcio mondiale debbono dire grazie a questo signore per aver inventato questo bellissimo torneo che ancora oggi appassiona, coinvolge emotivamente, fa innamorare e allo stesso tempo soffrire, miliardi e miliardi di individui.
La Fifa (Fédération Internationale de Football Association) ha sede a Zurigo ed è stata fondata il 21 maggio 1904.
PRESIDENTI FIFA
Anni
Presidente
Note
1904-1906
Robert Guérin
1906-1918
Daniel Burley Woolfall
1921-1954
Jules Rimet
1954-1955
Rodolphe Seeldrayers
1955-1961
Arthur Drewry
1961-1974
Stanley Rous
1974-1998
João Havelange
1998-2015
Joseph Blatter
2015-2016
Issa Hayatou
Ad interim.
2016-
Gianni Infantino
Nell’epilogo del mio racconto i ringraziamenti ai miei immaginari collaboratori (me stesso 1, me stesso 2, me stesso 3) che mi hanno aiutato e assistito in questa avventura sono doverosi. Quando iniziai mi si mise una tale angoscia ed ansia, pensavo: è un’impresa troppo ardua che mi spaventa, non ce la farò mai e non ne ho neanche voglia. Invece pian piano mi sono messo, un po’ per volta, preparando i post in più riprese, nei ritagli di tempo, e sono giunto alla meta.
P.S: nelle prossime settimane seguirà un'introduzione della squadra italiana per il mondiale e una presentazione di Sudafrica 2010. Dopodiché appuntamento alla fine dei mondiali per i riepiloghi.
Ronaldo Luís Nazário de Lima, conosciuto in Europa semplicemente come Ronaldo, è nato a Rio de Janeiro il 22 settembre 1976. Il suo ruolo è stato sempre quello di attaccante. È soprannominato Il Fenomeno (O Fenomeno), è considerato uno dei migliori giocatori della storia del calcio: è stato inserito nella Fifa 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi. Ha vinto per 2 volte il Pallone d’oro e per 3 volte il Fifa Word Player e tra il 2006 e il 2014, prima che venisse superato dal tedesco Klose, è stato il miglior realizzatore assoluto nella storia dei mondiali con 15 reti in 19 partite, nelle edizioni dei mondiali comprese tra il 1998 e il 2006. Ronaldo è un giocatore completo, abile con entrambi i piedi, dotato di un gran senso del gol, potente fisicamente e dotato di tecnica e freddezza straordinarie. Nel suo bagaglio tecnico rientrano finte, dribbling e doppi passi. Nel novero delle sue abilità rientrano anche i calci piazzati: è un buon rigorista e tiratore di punizioni. Abile anche di testa, è dotato di una rapidità straordinaria e di un buon scatto. Tuttavia la sua carriera è stata costellata da infortuni, alcuni più gravi, altri meno, che ne hanno in parte limitato velocità e mobilità. Ronaldo è nato nel poverissimo quartiere di Bento Ribeiro, dopo essersi fatto conoscere, fu ingaggiato dalla squadra del suo quartiere, nel 1993 esordì tra i calciatori professionistici con la maglia del Cruzeiro di Belo Horizonte: mise in mostra il suo talento segnando 12 reti in 14 presenze e vinse la Coppa del Brasile. Divenne campione del mondo con la sua nazionale senza mai scendere in campo nel 1994, nello stesso anno fu ingaggiato dal Psv Eindhoven, vi rimase sino al 1996. Passato al Barcellona vinse il suo primo titolo internazionale, la Coppa delle Coppe; nel 1997 fu ingaggiato dal presidente interista Massimo Moratti, il quale pagò una salata penale al Barcellona. L’Inter nella prima stagione di Ronaldo, 1997/98, arrivò seconda in campionato e vinse la Coppa Uefa, al brasiliano in compenso le sue numerose reti gli valsero il primo Pallone d’Oro della sua carriera. Nel campionato del mondo di Francia 98, il suo Brasile arrivò secondo: perse la finale contro la Francia per 3-0, con in campo un Ronaldo inesistente per via di qualche oscuro male che accusò, si disse che rischiò di morire. In compenso in nazionale fino a quel momento vinse 2 Coppe America e 1 Coppa delle Confederazioni. Le sue successive stagioni nell’Inter furono caratterizzate dagli infortuni e dalle riabilitazioni: clamoroso fu nell’Aprile 2000, quando reduce da un’operazione tornò in campo nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, ma dopo alcuni minuti cadde a terra da solo, senza che nessuno lo avesse toccato, e si infortunò gravemente di nuovo. Sembrava che la sua carriera fosse finita, ma riuscì a tornare in campo a fine 2001: in quel campionato l’Inter perse lo scudetto all’ultima giornata, il 5 maggio 2002, perdendo 4-2 contro la Lazio, quella di Ronaldo in lacrime fu la sua ultima immagine nell’Inter. Nel mondiale di Corea/Giappone 2002 R., con Rivaldo, Ronaldiňo e Ricardiňo furono i protagonisti assoluti: portarono il Brasile a vincere il 5° titolo e Ronaldo si laureò capocannoniere con 8 reti. Dal 2002 al 2007 giocò con la casacca del Real Madrid: vinse la Supecoppa Europea, la Coppa Intercontinentale, 1 Scudetto Spagnolo, la Supercoppa di Spagna e per sé il Pallone d’Oro nel 2002. Mise a segno in 177 partite ufficiali 104 reti. Dal gennaio 2007 al giugno 2008 giocò col Milan senza molta fortuna. Dopo essere stato inattivo per alcuni mesi nel dicembre 2008 è tornato a giocare in Brasile nella squadra del Corinthians. Nella vita privata è stato sposato 2 volte e ha 3 bambini, inoltre è stato ambasciatore dell’Onu contro la povertà e per lo sviluppo.
Carriera di Ronaldo:
Giovanili
1990-1991
1991-1993
Social Ramos
São Cristóvão
Squadre di società
1993-1994
Cruzeiro
14 presenze (12 reti)
1994-1996
PSV Eindhoven
46 (42)
1996-1997
Barcellona
37 (34)
1997-2002
Inter
68 (49)
2002-2007
Real Madrid
127 (83)
2007-2008
Milan
20 (9)
2009-2011
Corinthians
31 (18)
Vittorie con le squadre di società:
Coppa del Brasile 2 (Cruzeiro 1993, Corinthians 2009), Coppa d'Olanda 1 (PSV Eindhoven 1995-1996), Supercoppa di Spagna 2 (Barcellona 1996, Real Madrid 2003), Coppa di Spagna 1 (Barcellona 1996-1997), Campionato spagnolo 1 (Real Madrid 2002-2003), Campionato Paulista 1 (Corinthians 2009), Coppa delle Coppe 1 (Barcellona 1996-1997), Coppa UEFA 1 (Inter 1997-1998), Supercoppa UEFA 1 (Real Madrid 2002), Coppa Intercontinentale 1 (Real Madrid 2002).
Vittorie individuali:
FIFA World Player 3 (1996, 1997, 2002), Calciatore dell'anno World Soccer 3 (1996, 1997, 2002), Capocannoniere del Campionato Mineiro 1 (1994 22 reti), Capocannoniere della Supercoppa Sudamericana 1 (1993 8 reti), Capocannoniere del campionato olandese 1 (1994-1995 30 reti), Pichichi della Liga 2 (1996-1997 34 reti, 2003-04 24 reti), Capocannoniere della Copa América 1 (1999 5 reti), Capocannoniere del Campionato del mondo 1 (2002 8 reti), Scarpa d'oro 1 (1997), Pallone d'oro 2 (1997, 2002), Pallone d'Oro dei Mondiali 1 (1998), Pallone d'Argento dei Mondiali 1 (2002), Oscar del calcio AIC 3 (Miglior straniero1998, Miglior assoluto1998, Campione dei Campioni 2007), Miglior giocatore UEFA 2 (Miglior attaccante 1998, Miglior giocatore dell'anno 1998), Miglior giocatore del Campionato Paulista 1 (2009).
Nella nazionale brasiliana:
Ha totalizzato 97 presenze tra il 1994 e il 2006, mettendo a segno 62 reti e vincendo 2 Coppe del mondo (1994 e 2002), 2 Coppe America (1997 e 1999) e un bronzo olimpico (1996).
Lothar Harbert Matthäus è nato in Germania ad Erlangen il 21 marzo 1961. È stato il calciatore che ha totalizzato più presenze e che ha partecipato a più edizioni dei mondiali di calcio: 25 presenze nelle 5 edizioni comprese tra il 1982 ed il 1998. È altresì primatista assoluto in qualità di presenze nella nazionale tedesca: 150 presenze tra il 1980 e il 2000 e ha realizzato 23 reti, vincendo un Campionato Europeo e una Coppa del Mondo. Matthäus di ruolo era un regista di centrocampo, era dotato di grande forza fisica, prepotente velocità, piglio da trascinatore, ottima tecnica e di un tiro preciso e potente che gli consentì, insieme alla sua abilità negli inserimenti, di andare a segno molte volte in carriera. Si distinse come brillante specialista di calci piazzati e rigori. Negli ultimi anni della carriera si trasformò in libero, ma quando occorreva era pronto a tornare nel suo ruolo naturale. Nel corso della sua vita il giocatore ha avuto tantissime relazioni sentimentali: si è sposato ed ha divorziato molte volte. Già da ragazzino impressionò tutti per la sua bravura e per la sua velocità negli scatti ma era considerato ancora troppo gracile fisicamente. Nel 1979 esordì in Bundesliga (Serie A tedesca) con la maglia del Borussia Mönchengladbach, nel 1980 esordì anche con la nazionale della Germania Ovest in occasione dei vittoriosi Europei Italiani. Nel 1984 si trasferì al Bayern Monaco, la squadra più blasonata di Germania, e vinse 3 campionati. Nei mondiali di Messico 86 la sua nazionale arrivò in finale contro l’Argentina: Matthäus bloccò Maradona, ma la partita fu persa. Nel 1988 il giocatore fu comprato dall’Inter del presidente Ernesto Pellegrini per volere dell’allenatore Trapattoni: la scelta si rilevò vincente perché l’Inter vinse lo scudetto stabilendo molti primati; egli invece realizzò 9 pesantissime reti. In Italia venne denominato il Panzer per la sua prestanza fisica. Nel corso dei suoi anni interisti, nonostante ebbe delle discussioni con Trapattoni per il ruolo da ricoprire in campo e per delle scappatelle in Svizzera, con l’allenatore dell’Inter i rapporti furono buoni e di stima reciproca. Nel 1990 Matthäus si laureò campione del mondo con la Germania Ovest, insieme ai compagni di squadra interisti Klinsman e Brehme: giocarono quasi tutto il mondiale nel “loro” stadio di San Siro a Milano; M. realizzò 4 reti, quella che rifilò alla Jugoslavia fu, per suo dire, la più bella della carriera e la definì “alla Trapattoni”. A fine mondiale fu eletto il miglior giocatore del torneo e a fine anno 1990 vinse il Pallone d’Oro. Con l’Inter vinse una Coppa Uefa nel 1991, nel 1992 si infortunò gravemente ai legamenti del ginocchio, la società nerazzurra così se ne liberò perché ormai lo riteneva un giocatore finito. Ritornò in Baviera a vestire di nuovo la maglietta del Bayern, dato che aveva superato la trentina abbondantemente cambio ruolo divenendo libero, nel 1994 su sua indicazione arrivò anche Giovanni Trapattoni ad allenare i bavaresi. Vinse altri 4 titoli di Germania, ma il suo grande vuoto della carriera fu il non aver vinto la Coppa dei Campioni: arrivò 2 volte in finale, perse tutte e 2 le volte; clamorosa fu la sconfitta col Manchester United nel 1999, con gli inglesi che nell’ultimo minuto con un micidiale uno/due annullarono il vantaggio tedesco. Il C.T. tedesco Ribbeck disse che per i mondiali 1998 avrebbe costruito la sua casa su Matthäus nonostante l’età avanzata del talento, ma i tedeschi uscirono ai quarti di finale. Nel 2000 concluse l’avventura in nazionale nei disastrosi Europei di Belgio – Olanda e chiuse anche col Bayern Monaco: nella sua ultima partita a Monaco il pubblico si alzò in piedi al momento della sua apposita sostituzione e gridò il suo nome a gran voce. Giocò ancora qualche mese nei Metrostars in Usa prima di dire addio al calcio giocato. Dopo il ritiro ha avuto modeste esperienze come allenatore: una di queste è stata in Austria dove ha allenato il Red Bull Salisburgo insieme a Trapattoni e la squadra ha vinto il campionato.
Carriera di Lothar Matthäus:
1979-1984
Borussia M'gladbach
162 pres. (36 reti)
1984-1988
Bayern Monaco
113 pres. (57 reti)
1988-1992
Inter
153 pres. (53 reti)
1992-2000
Bayern Monaco
189 pres. (28 reti)
2000
N.Y. MetroStars
16 pres. (0 reti)
Vittorie con le squadre di società:
7 Campionati Tedeschi con il Bayern Monaco (1985-1986, 1986-1987, 1993-1994, 1996-1997, 1998-1999, 1999-2000).
3 Coppe di Germania con il Bayern Monaco (1985-1986, 1997-1998, 1999-2000).
1 Supercoppa di Germania con il Bayern Monaco (1987).
Diego Armando Maradona nacque a Lanús in Argenitna il 30 ottobre 1960 da una famiglia di 10 persone: padre, madre e 8 figli. È cresciuto a Villa Fiorito, un sobborgo povero di Buenos Aires, giocando a pallone con palle improvvisate di pezze e di stracci: era già allora oggetto di scommesse. La prima squadra giovanile dove militò fu l'Estrella Roja, poi fu comprato dall’Argentinos Juniors all’età di 10 anni: con lui la squadra giovanile raggiunse la striscia di 136 risultati utili consecutivi. Esordì in prima squadra nel 1976: inizialmente era riserva, subentrava a partite iniziate, poi divenne titolare inamovibile. Di ruolo era centrocampista offensivo, delle volte fu anche punta. Sei un barilotto grassottello -gli disse un portiere prima di una partita- non segnerai mai! El loco, il matto, era chiamato quel portiere, perché gli rifilò una doppietta. Nel 1977 il cittì Menotti lo fece esordire in amichevole con la maglia dell’Argentina ma lo escluse dalla lista dei convocati per il mondiale casalingo del 1978: quella fu una grande ferita che Maradona si portò dietro per tutta la carriera. Si rifece l’anno dopo, quando vinse in Giappone il mondiale under 20 con le giovanili dell’Argentina; in più vinse nel 1979 e nel 1980 il Pallone d’Oro Sudamericano. Nel 1981 si trasferì al Boca Junior, squadra di cui il padre era tifoso, dopo aver rifiutato l’offerta del River Plate, la squadra dei ricchi: il giocatore fu acquistato per 10 milioni di $, la società per non fallire dovette disputare delle amichevoli nel mondo, le cui clausole nei contratti prevedevano la presenza in campo de El Pipe de Oro (Il ragazzo d’oro) come era soprannominato Maradona. Con la maglia del Boca vinse il Campionato Metropolitano Argentino, dopodiché per problemi economici fu ceduto al Barcellona: il primo anno non fu particolarmente brillante, vinse solo la Coppa del Re, il secondo fu peggiore perché fu messo fuori combattimento da un giocatore dell’Atletico Bilbao, il quale sfociò tutta l’avversità di cui M. era oggetto in Spagna. Restò fuori più di 100 giorni, giocò ancora la finale di Coppa del Re, contro l’Atletico Bilbao, quella volta perse, ma a fine partita si scatenò il finimondo davanti al Re di Spagna: scoppiò una maxirissa per regolare i conti una volta per tutte con l’Atletico Bilbao. In Spagna il calciatore iniziò la dipendenza dalla cocaina, nonostante fosse il protagonista di reclami televisive antidroga . La Spagna fu lieta di liberarsi di Maradona, Napoli fu felice di abbracciarlo nel 1984: il presidente della società partenopea Ferlaino la strappò alla Juventus e oltre 70.000 persone assistettero alla sua presentazione allo Stadio San Paolo di Napoli. Conquistò tutti in Italia nel gennaio del 1985 in Napoli – Lazio, quando infilò una tripletta al malcapitato portiere Orsi. Nella prima stagione al Napoli Maradona ottenne una tranquilla salvezza. La stagione successiva l’argentino suggerì i giocatori da vendere; i rinforzi che arrivarono consentirono al Napoli di conquistare un prestigioso terzo posto alle spalle di Juventus e Roma: proprio Maradona interruppe la striscia positiva iniziale dei bianconeri di 8 vittorie consecutive quando la Juventus si presentò al San Paolo, segnando una rete impossibile su punizione dentro l’area dove era tutto coperto dalla barriera. Dopo essere stato sfortunato protagonista nel mondiale del 1982, perché venne colpito duro dagli avversari, nel mondiale del 1986 non lo fermò nessuno: trascinò la mediocre squadra argentina alla vittoria. Lo vinse da solo quel mondiale: se Pelé era divenuto 3 volte campione del mondo, ma poteva contare su un grandissimo Brasile, non si può dire lo stesso di Maradona. In quel mondiale realizzò 5 reti capolavoro: una rete ad effetto la realizzò all’Italia, abbiamo già parlato della doppietta contro l’Inghilterra, realizzò ancora una doppietta al Belgio in semifinale, in finale il controllo a vista del tedesco Lothar Matthaus gli impedì di andare a segno, ma fu abile a toccare la palla per Burruchaga, che libero si involò in fuga solitaria per infilare la palla vittoriosa del mondiale.
Tornò carico a mille nella “sua” Napoli e riuscì il miracolo dopo che la squadra fu rinforzata: fece vincere lo scudetto, il primo della storia, la Coppa Italia e la Coppa Uefa. Per i napoletani Maradona affiancò San Gennaro nella venerazione popolare e avere una fotografia insieme all’asso argentino da esporre in salotto era il massimo dei massimi. Nacquero dei comitati "Te Diegum" e divenne popolare l'inno " oh mamma, mamma, mamma, oh mamma, mamma, mamma, sai perchè me batte el corazon? Ho visto Maradona, ho visto Maradona, eh, mammà, innamorato son!" L'orecchino che l'argentino portava divenne modello d'imitazione per i giovani ammiratori. Maradona conosceva il dramma della povertà per cui non si sottraeva ad attività benefiche, ma il suo matrimonio fastoso a Buenos Aires fece scalpore perché l’Argentina era un paese povero. Durante la sua permanenza a Napoli non volle riconoscere mai delle paternità da delle donne che erano state con lui, ma i tribunali gli diedero torto. Nei calci di punizione egli era qualcosa di favoloso: il radiocronista Enrico Ameri, quando Maradona si apprestava a calciarle, interrompeva i colleghi radiocronisti dagli altri campi perché sicuro della realizzazione. Quando non arrivava a colpire la palla di testa ci provava con le mani: delle volte né arbitri, né moviole televisive se ne accorgevano. Le reti normali e quelle che inventava non si erano mai viste e mai più si vedranno. La stagione successiva al primo scudetto del 1987, sembrava che il Napoli dovesse vincere anche il secondo consecutivo ma nelle ultime partite crollò inspiegabilmente: il Milan di Sacchi e degli olandesi lo sorpassò nella sfida decisiva del 1 maggio 1988 al San Paolo. Girarono voci mai provate di infiltrazione camorristiche tendenti a far perdere lo scudetto al Napoli per le scommesse. Nel 1989 Maradona provò ad andarsene da Napoli per trasferirsi al Marsiglia: fu la telenovela di mezza estate, iniziarono a girare voci sulla sua dipendenza dalla droga e sulla sua frequentazione di ambienti malavitosi. I vertici del Napoli impedirono la cessione del giocatore che tornò a campionato iniziato, nella stagione che portava al mondiale di Italia 90. Solo Napoli continuava a venerarlo e a difenderlo, il resto d’Italia non sopportava più né lui, né le sua provocazioni ed ogni partita diventava per gli avversari un pretesto per abbatterlo, senza riuscirvi. Tra una tempesta di polemiche i partenopei conquistarono il secondo scudetto beffando il Milan: una monetina che colpì Alemao decretò la vittoria a tavolino del Napoli sull’Atalanta, successivamente i rossoneri a Verona furono decimati dal cartellino rosso facile dell’arbitro Lo Bello. Maradona era consapevole di non avere più lo squadrone argentino dei mondiali 86 per il 90: con molta fortuna e grazie al portiere Goicoechea superò a stento il primo turno, beffò il Brasile e passò ai rigori con la Jugoslavia, arrivando in semifinale a Napoli contro l’Italia. I napoletani non accettarono il suo invito a sostenere l’Argentina anziché gli azzurri ma ogni volta che toccava palla c’era un’ovazione del pubblico. L’Argentina, che tutti davano perdente, s’impose ai rigori e approdò nella finale di Roma, ancora contro i tedeschi: perse su calcio di rigore molto dubbio, tra ferocissime contestazioni, con Maradona piangente che parlò di vittoria mafiosa e ad inizio partita inveì contro gli italiani che fischiavano l’inno del suo paese. La Gazzetta dello Sport del 9 luglio 1990 a pagina 6 titolava così:
Diego solo nel Colosseo. Il mondo l’ha visto insultare, lottare, piangere, perdere senza amici.
“Maradona piange come un bambino. Nemmeno le sue lacrime impietosiscono l’Olimpico. I maxischermi rimbalzano l’immagine: il re piange ma non c’è nessuna misericordia. Solo fischi. E noi ci domandiamo se questo è l’Olimpico o il Colosseo, se questo è ancora sport.”
Nel corso del campionato di Serie A 1990 – 91 fu trovato positivo al controllo antidoping e fu squalificato per 15 mesi, tornò in Argentina dove fu arrestato per possesso, consumo e spaccio di cocaina. Scontata la squalifica ebbe esperienze calcistiche non esaltanti nel Siviglia in Spagna e al Newell’s Old Boys in Argentina. Il mito Maradona risorse ai mondiali del 1994 negli Usa: siccome il calcio negli Stati Uniti non era molto diffuso si volle a tutti i costi portare le maggiori stelle mondiali. Era molto ingrassato, così dovette buttare giù molti chili: la sua esultanza rabbiosa, successiva ad una rete realizzata contro la Grecia, sembrava portare la sua nazionale ad un cammino vittorioso. Ma il destino volle che venisse escluso dal mondiale per aver ingerito una sostanza vietata, l’efedrina, per curasi dal raffreddore e per mantenere la linea. L’Argentina senza di lui uscì disastrosamente dal torneo. I maligni sostennero che il giocatore fu escluso perché la Fifa aveva capito che con lui l’Argentina rischiava seriamente di vincere il mondiale e si voleva favorire il Brasile che erano 24 anni che non vinceva. Vinse il pallone d’oro alla carriera nel 1995 e giocò ancora nel Boca Juniors, allo Stadio La Bombonera che l’aveva lanciato, fino all’ottobre 1997: si ritirò dal calcio il giorno del suo 37esimo compleanno.
Per disintossicarsi dalla droga si recò a Cuba, dove sperimentò anche una miracolosa cura dimagrante, fece amicizia con Fidel Castro e abbracciò le sue idee: si tatuò un'effige di Fidel e una del medico argentino rivoluzionario Ernesto Che Guevara. Dopo essere stato molto religioso non si considerò più cattolico praticante. Rimanendo in tema di religione: è sorta una religione ispirata alla venerazione di Maradona. Nel 2001 giocò la partita d’addio al calcio ufficiale. E' stato conduttore televisivo e nel 2008 è divenuto C.T. della nazionale argentina che ha guidato nel mondiale di Sudafrica 2010: la nazionale è uscita ai quarti di finale contro la Germania, rimediando una sonora batosta, dopo aver iniziato benissimo il mondiale, quando sembrava che nessuno potesse fermarla. In seguito, negli anni 2010, ebbe altre esperienze non esaltanti di allenatore negli Emirati Arabi e in Messico. Ha avuto un contenzioso col fisco italiano per possibile evasione fiscale. E' morto il 25 novembre 2020 nella città argentina di Tigre, per arresto cardiocircolatorio: era in convalescenza dopo un delicato intervento al cervello. Insieme a Pelé è stato eletto calciatore del secolo: all’inizio Pelé apprezzò le sue doti, dopodiché tra i 2 i rapporti si inclinarono e ultimamente si sono riappacificati. Come calciatore sicuramente è stato il più forte di tutti i tempi: forse perché si è affermato in un calcio difficile come quello europeo e da solo rese competitiva la nazionale argentina, mentre Pelé si affermò in Sudamerica dove era tutto più facile e non fu il solo asso della nazionale brasiliana. Ma nonostante ciò Maradona fu il calciatore più discusso e controverso, di Pelé fuori dal campo se ne parlò sempre bene.
Carriera di Maradona:
Giovanili
1970-1976
Argentinos Jrs
Squadre di società:
1976-1981
Argentinos Jrs
166 pres. (116 reti)
1981-1982
Boca Juniors
40 pres. (28 reti)
1982-1984
Barcellona
36 pres. (22 reti)
1984-1991
Napoli
188 pres. (84 reti)
1992-1993
Siviglia
26 pres. (5 reti)
1993-1994
Newell's Old Boys
5 pres. (0 reti)
1995-1997
Boca Juniors
30 pres. (7 reti)
Vittorie Individuali:
Capocannoniere del Campionato Metropolitano - 1978 (22 gol), 1979 (14 gol), 1980 (25 gol)
Capocannoniere del Campionato Nacional - 1979 (12 gol), 1980 (18 gol)
Calciatore sudamericano dell'anno accreditato dal CONMEBOL - 1979, 1980
Calciatore sudamericano dell'anno secondo il Centro dei Giornalisti Accreditati dalla AFA (CEPA) - 1979, 1980, 1981
Miglior giocatore dei Mondiali Under-20 - 1979
Olimpia de Plata al Miglior Calciatore argentino dell'anno - 1979, 1980, 1981, 1986
Olimpia de Oro al Miglior Sportivo argentino dell'anno - 1979, 1986
Miglior Calciatore Sudamericano dell'anno per la rivista El Mundo, di Caracas - 1979, 1980, 1986, 1989, 1990, 1992
Guerin d'Oro - 1985
Pallone d'Oro al Mondiale - 1986
Calciatore dell'anno per la rivista World Soccer - 1986
Onze d'or al miglior calciatore in Europa, secondo la rivista francese Onze Mondial - 1986, 1987
Once de bronze al terzo miglior calciatore in Europa, secondo la rivista francese Onze Mondial - 1985, 1988
Capocannoniere della Serie A - Serie A 1987-1988 (15 gol)
Capocannoniere della Coppa Italia - Coppa Italia 1987-1988 (6 gol)
Pallone di Bronzo al Mondiale - 1990
Eletto "Miglior Calciatore Argentino di tutti i tempi" dalla AFA - 1993
Pallone d'oro alla carriera - 1995
Olimpia de Platino al Miglior Sportivo argentino del secolo - 1999
Sportivo del Secolo per il quotidiano argentino Clarín - 1999
Eletto "Secondo miglior giocatore di tutti i tempi" in una votazione tra tutti i vincitori del Pallone d'Oro - 1999
Calciatore del Secolo FIFA secondo un sondaggio popolare - 2000 (insieme a Pelé, eletto da una giuria FIFA)
Eletto autore del Gol del Secolo - 2002
Inserito nel FIFA 100 - 2004
Golden Foot alla carriera - 2007
Vittorie con le squadre di società:
Campionato argentino: 1 (Boca Juniors Metropolitano 1981), Coppa di Spagna: 1 (Barcellona 1983), Coppa della Liga: 1 (Barcellona 1983), Supercoppa di Spagna: 1 (Barcellona 1983), Campionato italiano: 2 (Napoli 1986-1987, 1989-1990),Coppa Italia: 1 (Napoli 1987), Supercoppa italiana: 1 (Napoli 1990), Coppa UEFA: 1 (Napoli 1989).
Con la nazionale argentina:
Ha totalizzato 91 presenze, segnando 34 reti, tra il 1977 e il 1994: ha vinto unaCoppa del Mondo nel 1986. Con la nazionale giovanile ha vinto un mondiale under 20.